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Exploring Emotions: reconciliation

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Reconciliation

Questo progetto fotografico approfondisce l’interazione tra immagine ed introspezione: la fotografia diviene strumento utile per mettere in luce e portare davanti a noi la nostra anima, i nostri punti di forza, ma anche le nostre debolezze, le nostre paure e superarle proprio dopo averle rese evidenti. La protagonista ha attraversato in due anni consecutivi due momenti dolorosi considerati agli apici nella scala della sofferenza. Durante questo periodo si è sentita defraudata del bisogno che aveva in quel momento di manifestare la pienezza dei suoi sentimenti. Ha sperimentato la solitudine intesa come difficoltà a creare empatia, quando gli altri si sentono coinvolti nella situazione e non sanno come reagire. Ha constatato che il grado di affettività porta spesso a minimizzare l’effetto devastante della morte di un caro e della malattia per timore che la persona toccata non reagisca e si lasci andare. In realtà sentirsi ascoltati, sentire gli altri in sintonia, contribuisce a diminuire il senso di smarrimento. Di fronte all’incomprensione lei si era rifugiata nella poesia come forma di comunicazione, in cui l’Io individuale sublimava il vissuto in esperienza universale. Se ciò l’aveva confortata, rimaneva in lei, tuttavia, quel senso di incomunicabilità, che impedisce il riconoscimento del significato degli eventi traumatici. Le immagini diventano un nuovo modo di comunicare: sostituiscono il parlato quando l’emotività trabocca oltre il significato delle parole e quando si vogliono rappresentare diverse angolazioni dello stesso stato d’animo. Nel dolore si vivono contemporaneamente tante sensazioni anche opposte. Le immagini realizzate diventano una testimonianza visiva non solo del suo bisogno di raffigurare la sofferenza nei diversi aspetti vissuti, per distanziarla da sé, ma anche dell’intensità della sofferenza stessa rappresentata attraverso la contrazione del volto, la forza delle mani, il bisogno di difendersi e di coprirsi, il non saper cosa fare, il vedere la propria solitudine moltiplicata e la paura nella propria ombra, l’aggrapparsi alle proprie idee e il lasciarsi andare quando la realtà degli eventi si prospettava senza via d’uscita. I diversi aspetti della sofferenza, rivissuti durante la realizzazione degli scatti attraverso azioni e gesti molto intensi, hanno permesso alla protagonista di riconciliarsi con se stessa e con gli altri, e di esprimerlo attraverso un gesto liberatorio, di apertura, nell’immagine che conclude il progetto fotografico.

The photographic project deepens the interaction between image and introspection: photography becomes a useful tool to bring our strengths but also our weaknesses in front of us and overcome them just after they become evident. The woman in the pictures went through two painful moments in two consecutive years: the death of a dear and her disease. During this time she experienced loneliness, as the difficulty to empathize with others, when they feel involved in the situation and do not know how to react. Then she had taken refuge in poetry as a form of communication. If that had comforted her, however, that sense of lack of communication, that prevents recognition of the significance of traumatic events, remained in her. The picture becomes a new way of communicating: it replaces the speech when the emotion overflows over the meaning of words and when you want to represent different angles of the same state of mind. In painful situations we live at the same time many opposite feelings. For the woman, the images become a visual testimony not only to her need to depict the suffering experienced in the various aspects, but also to the intensity of the same suffering represented by the contraction of the face, hand strength, the need to protect herself and to cover, the not knowing what to do, seeing her loneliness multiplied and fear in her own shadow, clinging to her ideas and letting herself go when it seemed there was no way out. The various aspects of suffering, revived during the making of the shots through very intense actions and gestures, allowed the woman to be reconciled with herself and with others, and to express it through a liberating gesture in the picture that closes the project.

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